Escave
CONTINUA IL PROGETTO “CHRONOCROMA” CON LA MOSTRA DI LUIGI TOLOTTI E ALEXEY GRANKOWSKY “ESCAVE” UN’ESPOSIZIONE CHE UNISCE L’INCONSCIO (ES) ALLA CAVERNA PLATONICA (CAVE)
L’INAUGURAZIONE SI TERRÀ SABATO 18 OTTOBRE DALLE ORE 18:00 PRESSO LA GALLERIA D’ARTE DI PORTOPICCOLO GESTITA DA CASA C.A.V.E.
Sabato 18 ottobre alle ore 18:00, presso la Galleria d’Arte di Portopiccolo (Str. di Portopiccolo, 34011 Duino Aurisina TS), Luigi Tolotti e Alexey Grankowsky inaugurano la mostra “EsCave” curata da Daydreaming Project in collaborazione con CasaCave. L’esposizione rientra all’interno del progetto Chronocroma, avviato a giugno con la mostra di Andrea Serio “Diagonali //// Covers” tenutasi all’interno dei box del mercato coperto di Barriera Vecchia durante il TACT Festival 2025.
EScave è un’installazione immersiva che unisce l’inconscio (ES) e la caverna platonica (Cave), esplorando la manipolazione percettiva e narrativa. Il progetto si sviluppa in due sezioni simboliche: l’“Anticamera”, spazio di compressione e illusione, e lo “Shooting Range”, spazio di espansione e coscienza. Le opere, tra cui anche vecchie fotografie personali legate alla Grande Guerra, sono poster montati direttamente a parete e illuminati frontalmente con luce LED RGB. La luce è controllata dal suono: la musica elettronica dal vivo attiva la variazione cromatica, facendo mutare la percezione stessa delle immagini. Il messaggio centrale è contro ogni guerra e contro le narrazioni che giustificano il conflitto come salvezza. Ma è anche un invito più ampio: la realtà non è definibile con certezza, è funzione della luce e del suono, che rappresentano uno spazio percettivo superiore rispetto alla prigione della caverna e delle sue ombre. Un’esperienza sensoriale e simbolica che apre alla complessità, alla trasformazione e al dubbio come forma di coscienza.
Il progetto “Chronocroma. Memorie, conflitti ed ecologie nell’arte contemporanea” prende ispirazione dal modello cromatico additivo RGB, fondato sui tre colori primari — rosso, verde e blu — che, combinati tra loro, generano l’intero spettro dei colori visibili. Questo schema diventa strumento concettuale per un’indagine artistica che attraversa tempo, spazio e società, articolandosi in tre linee temporali, ciascuna associata a un colore e a un orizzonte tematico specifico: blu, per esplorare la memoria; rosso, per affrontare il conflitto; e verde, per riflettere sull’ecologia.
La mostra sarà aperta al pubblico sabato dalle 16:00 alle 19:30 e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30, e continuerà fino a domenica 7 dicembre. Si consiglia di verificare l’orario sul sito di hangarteatri.com prima della visita. L’ingresso è gratuito.



Triestino di nascita, Luigi Tolotti è un artista visivo attivo dalla fine degli anni Ottanta. La sua ricerca si sviluppa attraverso linguaggi analogici e sperimentali, con una particolare attenzione alla fotografia stenopeica in bianco e nero, alla grafica d’arte e alla fotoincisione su matrici autoprodotte, spesso ottenute con tecniche non convenzionali. In tutte le sue opere, l’elemento tecnico è sempre funzionale a esprimere una riflessione più ampia sulla percezione, il tempo e la soggettività. Il suo lavoro si muove lungo il confine tra esperienza interiore e realtà condivisa: la fotografia, con i suoi tempi lenti e l’assenza di controllo diretto, diventa un mezzo per esplorare i paesaggi della psiche e l’ambiguità del reale. Negli ultimi anni, ha sviluppato installazioni con luce variabile che mettono in discussione la stabilità dell’immagine: opere in cui l’apparenza visiva muta al variare delle condizioni luminose, creando uno spazio percettivo instabile, in bilico tra oggettività e interpretazione.
Tolotti partecipa attivamente alla scena artistica da oltre trent’anni, con numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha preso parte alla Biennale Diffusa e, più recentemente, ha presentato i suoi lavori a ESOF – EuroScience Open Forum, proponendo un ciclo di opere luminose in cui la cornice stessa diventa soggetto espressivo.
Attraverso installazioni, immagini, superfici e gesti simbolici, Tolotti costruisce un linguaggio personale e stratificato che invita a riflettere sulla fragilità della visione e sulla distanza tra ciò che vediamo e ciò che è. La sua poetica si fonda su una tensione costante tra il pensiero e la materia, tra il desiderio di comprendere e l’impossibilità di afferrare del tutto la verità.
Alexey Grankowsky è un musicista e compositore elettronico nato in Unione Sovietica e cresciuto per metà della sua vita in Italia. La sua ricerca sonora abbraccia i territori dell’ambient, dream, trance ed elettronica melodica, con una forte inclinazione per la composizione emotiva e immersiva. Il suo linguaggio si fonda su un equilibrio sensibile tra struttura e atmosfera, dove il suono diventa strumento per evocare stati percettivi fluidi e profondi. Si è esibito in numerosi contesti internazionali, in particolare nel mondo della haute couture, collaborando con brand e stilisti emergenti e affermati: Massimo Crivelli a Milano, Nina Lykova, le Mercedes-Benz Fashion Week di Berlino e Lussemburgo, fino a consolidare un sodalizio artistico con lo stilista italo-tedesco Andrea Bonfini, CEO del brand Fade Out Label. Parallelamente, la sua musica ha trovato spazio anche nel mondo dell’arte contemporanea, suonando in contesti espositivi come la galleria statale RK di Berlino e numerose mostre e vernissage in Italia. Ha composto colonne sonore per cortometraggi, installazioni, spot pubblicitari e progetti artistici di autori italiani e stranieri, tra cui la cerimonia d’apertura del Trieste Science+Fiction Festival 2019. Nel 2020 è selezionato per la Wrong Digital Art Biennale con un’opera in collaborazione con Willard Van De Bogart, e si distingue come finalista all’International Music Festival Holland con il brano inedito Tesselation. Nel 2022 presenta una selezione di brani dall’album Luminescence al Boom Festival in Portogallo, accompagnando una performance di danza immersiva.
Per EScave, Grankowsky ha realizzato una colonna sonora elettronica interattiva, che modula in tempo reale la luce e la percezione visiva delle opere. Il suono, così, diventa motore percettivo e simbolico, dissolvendo le certezze visive e aprendo uno spazio esperienziale di coscienza espansa.