LA PIÚ GRANDE TRAGEDIA DELL’UMANITÁ | COME PESCI VOLANTI

NOTE DI REGIA
Debord dice che lo spettacolo «è il momento storico che ci contiene»; fuori dal teatro «lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante». La tragedia, il dolore, l’epidemia diventano gli attori del palcoscenico quotidiano, in cui lo spettacolo non è intrattenimento creativo, ma ri-creazione della realtà. Questo progetto si dichiara sconfitto davanti alla società che spettacolarizza il dolore.
Sul palco di un teatro non ci resta che proporre uno spettacolo che elenchi gli spettacoli del quotidiano, che cataloghi le tragedie e le metta in competizione fra loro, osando l’impossibile paragone fra dolori.

LA PIÚ GRANDE TRAGEDIA DELL’UMANITÁ
Un dispositivo performativo che permette al pubblico di eleggere la più grande tragedia dell’umanità. Uno spettacolo che spettacolarizza la spettacolarizzazione della sofferenza. Si parte dalla perdita di un cellulare e si arriva a un amore tradito, a un parente malato, a un’epidemia, fino a un genocidio, a un paragone tra una strage vicina e una lontana, tra una recente e una passata, a una tragedia di cui è vittima anche un turista italiano.
Debord dice che lo spettacolo «è il momento storico che ci contiene». Fuori dal teatro «lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante». Il dispositivo ruota intorno a due temi: la spettacolarizzazione mediatica del dolore e la rappresentabilità del tragico. Come cambia la mia percezione del dolore a seconda dei mezzi espressivi usati per rappresentarlo? Quale tragedia rappresenta il muro contro cui far schiantare questo gioco perverso?
Il pubblico, a ogni votazione, deve portare avanti una tragedia e abbandonare l’altra.
In alcune votazioni il suffragio può cambiare: possono avere diritto di voto solo gli spettatori che hanno vissuto la tragedia esaminata, possono averlo solo gli spettatori che non l’hanno vissuta, possono votare solo tre spettatori, etc.
Il numero complessivo delle tragedie è sconosciuto agli spettatori e, a seconda del momento, queste sono presentate in un ordine stabilito o sono estratte a sorte. Quelle che non vengono messe in scena – le tragedie solo immaginate dagli spettatori – hanno lo stesso peso di quelle rappresentate.
Le tragedie coinvolgono eventi storici e piccoli fatti privati, grandi personaggi e gente sconosciuta, mostrano il legame sempre più stretto tra media e dolore, tra il fatto e i filtri attraverso cui siamo abituati a guardarlo. Il dispositivo non è statico, si evolve a seconda del luogo in cui viene messo in scena e del tempo che vivono gli spettatori. La percezione del tragico si modifica insieme ai drammi che attraversa la società.
Quale tragedia rappresenta il muro contro cui far schiantare questo gioco perverso?
drammaturgia Jacopo Giacomoni
regia Jacopo Giacomoni e Gaia Bautista
performer Yoko Yamada , Jacopo Giacomoni
organizzazione Marco Tonino
comunicazione David Angeli
assistenza Chiara Uliana
costumi in collaborazione con Angie Power
produzione Malmadur e Evoè!Teatro
partner Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento
con il contributo di Fondazione CARITRO


